Olio biologico, come riconoscerlo?

Molto spesso, l’olio biologico presente in commercio non può essere considerato tale, anche se questo non dipende sempre dalla presenza di aziende poco serie, bensì da problemi intrinsechi a determinate situazioni territoriali.

Un olio di tipo biologico nasce da una specifica coltivazione che avviene secondo determinate regole in grado di rendere il prodotto esente da qualsiasi residuo di fitofarmaci o eventuali concimi chimici.

Nell’agricoltura biologica, infatti, non è previsto l’utilizzo di sostanze chimiche, come i fitofarmaci, prodotti normalmente utilizzati nell’agricoltura di tipo tradizionale. Questa regola, ovviamente, vale anche per la coltivazione degli ulivi; tuttavia, le norme non sono le stesse al di fuori del nostro paese. In alcuni casi, infatti, gli oli biologici prodotti secondo le nostre regole non sempre superano i controlli in altri paesi e, addirittura, possono anche essere considerati non commestibili.

Qual è il problema?

Va considerato che gli uliveti appartenenti alle coltivazioni biologiche sono, spesso, circondati da altri tipi di colture come, ad esempio, viti o alberi da frutto che vengono coltivati secondo un regime che non è quello biologico. In questi casi, è facile intuire che i composti chimici utilizzati nella parte di coltura non biologica possano arrivare alle colture biologiche, sia per via aerea che tramite sottosuolo. I fitofarmaci, infatti, grazie alla forza del vento, possono percorrere molta strada e facilmente influire sulle altre coltivazioni.

In particolare, uno studio condotto dall’Istituto Superiore della Sanità ha dimostrato che il 60% degli oli biologici venduti nei supermercati conteneva tracce di fitofarmaci appartenenti alla famiglia dei fungicidi e in quantità ben superiori rispetto ai limiti di legge.

Tuttavia, anche supponendo che gli ulivi siano posizionati vicino a colture per le quali è ammesso l’utilizzo di fungicidi, non ci si spiega perchè le olive vengano contaminate più dei prodotti direttamente trattati.

E’ importante sottolineare che i fungicidi sono sostanze liposolubili, in grado di aggregarsi facilmente all’interno delle sostanze grasse; è chiaro, quindi, come queste sostanze vengano facilmente assorbite dalle olive e di consegenza dall’olio, fatto al 97% di sostanze grasse.

Questo tipo di problema è presente in quasi tutti gli oli, indipendentemente dal tipo di coltivazione che viene effettuata. Purtroppo, nonostante le normative per l’agricoltura biologica abbiano una validità comunitaria, i controlli effettuati variano in maniera autonoma da uno stato all’altro; le modalità di verifica dei prodotti, quindi, possono differire.

In Italia, ad esempio, si usa condurre test sugli oli biologici in modo da verificare la presenza dei soli fitofarmaci, normalmente utilizzati nell’agricoltura convenzionale degli ulivi. In altri paesi, invece, come ad esempio la Germania, vengono condotti test che, oltre a rivelare presenza dei fitofarmaci relativi all’agricoltura convenzionale degli ulivi, verificano anche la presenza di sostanze relative ad altre colture, come ad esempio i fungicidi.

Questo spiega il motivo per il quale alcuni oli, definiti biologici qui in Italia, possano essere rifiutati in un altro paese, soprattutto nel caso in cui il livello dei fungicidi superi quello di legge.

Fortunatamente, molto spesso, i produttori scelgono di coltivare i prodotti biologici in appezzamenti di terreno isolati rispetto ad altre coltivazioni; tuttavia, in alcuni casi non è possibile per la mancanza di spazi adeguati.

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