Parco Lame del Sesia

Il fiume Sesia, la cui sorgente è ubicata sul Monte Rosa, attraversa il Parco Lame del Sesia per una lunghezza di 7.5 km; il bacino orografico di questo fiume ha un’estensione di 2.920 chilometri quadrati. Il parco naturale interessa sia la provincia di Vercelli, sulla destra orografica del fiume, che la provincia di Novara, in un ampio tratto sulla sponda sinistra del fiume.

Dopo un percorso di circa 138 chilometri, tra le province di Alessandra e Pavia, la Sesia confluisce nel Po; con un regime idrico di tipo alpino, la Sesia ha un picco di portata tra la primavera e l’estate, a causa delle piogge primaverili e per lo scioglimento delle nevi.

Il fiume, nella parte più alta del bacino, erode le rocce; il suo regime è molto variabile e l’alveo ha molta pendenza. Verso valle, sia la pendenza che la velocità dell’acqua diminuiscono consentendo, così, il deposito di ghiaia, sassi, ciottoli e materiali fini.

Il comportamento variabile della Sesia, dovuto all’alternanza di piene improvvise e periodi di magra, ha contribuito a creare quegli ambienti, mutevoli e vari, che sono caratteristici  dell’area.

Nei periodi di piena, infatti, può accadere che l’acqua superi le sponde del fiume fino a scavare un nuovo tratto di alveo di raccordo tra le due anse; il meandro che è stato saltato risulta, così, isolato dal fiume e si trasforma, poco a poco, in uno stagno di forma arcuata che prende il nome di lama.

Altri tipi di lame si formano, inoltre, in corrispondenza di rami secondari che si separano e congiungono più volte, fino a creare isolotti.

Tutto ciò avviene a causa del materiale solido che, trasportato in grande quantità,  favorisce i frequenti cambi di direzione della corrente. Con lo spostamento dell’alveo, i rami, non più alimentati dall’acqua, vengono invasi da una vegetazione di tipo palustre.
Questi depositi alluvionali, posti in posizione leggermente più alta rispetto al letto del fiume, sono composti da ciottoli, ghiaia e sabbia e sono situati in punti del fiume abbandonati. Grazie alla presenza della vegetazione termoxerofila, vanno a costituire quelle che sono le radure del bosco.

Un processo molto simile coinvolge anche le lame che, col tempo, si trasformano prima in prati umidi e, poi, in boschi.

L’insieme di tutti questi ambienti costituisce la golena, ovvero l’area compresa tra l’alveo maestro e l’alveo inciso del corso d’acqua; questa zona è necessaria per il rallentamento ed il contenimento delle eventuali piene.

Il parco naturale Lame del Sesia é posto a circa due chilometri dalle baragge, gli antichi terrazzi fluviali caratterizzati da un terreno poco fertile, argilloso e di colore rossastro; quest’area é tutelata in virtù di quella che, una volta, era un territorio di brughiera diffusa alternata a vaste distese di prateria.

Paesi del Parco

Greggio

Il paese di Greggio si trova a est del fiume Sesia, nelle vicinanze del Canale Cavour. L’attività primaria del posto è la risicoltura, ancora oggi principale fonte di sostentamento per i locali. Si tratta di una località storica, la cui esistenza è documentabile già attraverso i diplomi imperiali del X e XI secolo, che la vedevano la vedevano alle dipendenze dell’adiacente Abbazia dei Santi Nazario e Celso. Tale dipendenza cessò soltanto nel nel XIII secolo, quando Greggio passò sotto il controllo del Comune di Vercelli prima, dei Visconti poi. Nel 1373 e nel 1404 fu in mano ai Savoia, ma la soluzione definitiva giunse nel 1513, quando l’Imperatore Massimiliano I accorpò il paese alla contea di Gattinara, sotto il dominio di Mercurino Arborio di Gattinara.

Si conserva poco dell’architettura storica di Greggio. ciò che rimane è il Castello Riceto, il quale conserva la gran parte delle caratteristiche originarie. Rimane in piedi anche la Parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta, ma dal momento che l’edificio ha spesso subito modifiche, non presenta particolari interessi dal punto di vista architettonico. Ciò che invece vale la pena soffermarsi a osservare è il patrimonio artistico della Parrocchiale. In particolare qui troviamo un affresco raffigurante la Madonna delle Grazie e una tavola di scuola laniniana (databile al Cinquecento) che rappresenta la Madonna del latte.

Sfortunatamente la metà del Novecento videro la completa distruzione dell’Oratorio di San Sebastiano, che a oggi sarebbe situato di fronte al Municipio. In questo modo andò persa anche una ricca collezione di dipinti del Quattrocento e del Cinquecento. Invano il cavaliere Federico Arborio Mella, in qualità di regio ispettore onorario alle Antichità e alle Belle Arti ne aveva a lungo chiesto la salvaguardia.

Casalbeltrame

Il nome Casali Beltrammi (per definire l’odierno paese di Casalbeltrame) appare per la prima volta nel 969 in un documento dei canonici del posto, steso per tenere traccia dei terreni che questi ultimi affittavano. Il termine “casali” deriva dall’antica presenza di un insediamento rurale romano che una volta liberato venne ripreso come pars fondiaria. Sia Casalbeltrame che i terreni circostanti sono sempre stati usati a scopo agricolo. Ancora oggi la struttura stradale sembra riflettere l’uso romano. Per lungo tempo Casalbeltrame è stato feudo della vicina Biandrate, cosa che gli ha causato non pochi problemi, culminati nel 1358, quando le milizie di Galeazzo Visconti, nell’attraversare il paese nel corso del loro conflitto con i conti di Biandrate, lo devastarono. Nel corso del Medioevo comunque, Casalbeltrame fu spesso soggetto a incursioni da parte di varie bande armate. Fu per questo che la comunità decise di erigere, in propria difesa, un ricetto, ovvero un gruppo di case con mura difensive incorporate. Ancora oggi è possibile ammirare i resti di tale costruzione. Altro edificio di particolare rilevanza storica è la Parrocchiale dell’Assunta, risalente al 19esimo secolo, la quale presenta, nella sua collezione di scultore, un gruppo statuario interessante, che rappresenta la Deposizione dalla Croce.

In località Fisrengo è situata la Chiesa di Sant’Apollinare, che conserva un importante affresco della Madonna delle Grafie, databile attorno al Cinquecento, e una tela di grandi dimensioni di Vitaliano Grassi (1959).

Parco e riserve

Palude di Casalbeltrame

La Riserva naturale della Palude di Casalbeltrame, la quale si estende su un territorio di circa 640 ettari, è divisa in due aree: una Riserva Naturale Orientata e una Riserva Naturale Speciale. Quest’ultima prende il suo ome dalle presenza di alcune particolari specie avifaunistiche. L’area è diventata proprietà della Regione dal 1990 allo scopo di tutelare le caratteristiche naturali e paesaggistiche del territorio. L’Ente Parco regionale ha infatti intrapreso un piano specifico per recuperare e ripristinare la palude, il che potrebbe offrire una grossa chance di successo per mantenere la splendida ricchezza avifaunistica del Piemonte. La porzione di lavori già portata a termine è servita ad abbassare il fondale della palude, che era interrato, ma anche a costruire un pozzo che offrisse la possibilità di avere acqua senza interruzioni del servizio e di un osservatorio a due piani.

Palude di Casalbeltrame

Foto by Alessandro VecchiOpera propria, CC BY-SA 3.0, Collegamento.

La flora che si può osservare ai margini dei bacini è quella tipica dei canneti: vi si possono trovare cannucce (phragmites australis), lische maggiori (typha latifolia) e giunchi (juncus inflexus). Accanto a questi si trovano anche lythrum salicaria (rosea salcerella), myosotis scorpioides (più comunemente nota come “non ti scordare di me”) e lycopus europaeus (erba sega). Da punto di vista degli alberi, in queste zone si riscontra una forte prevalenza del salice bianco e del salice cinereo, ma non mancano i pioppi bianchi, gli ontani neri, gli olmi e le farnie.

Garzaia di Villarboit

La Riserva naturale speciale della Garzaia di Villarboit si trova nella zona Ovest del Parco, in un’area appositamente distaccata dal resto, il che le permette di mantenere condizioni d’eccezione per il territorio. La Garzaia ha una storia oramai lunga più di 40 anni, e nel tempo si è visibilmente evoluta: basti pensare che nel 1972 l’unica popolazione contata era di un centinaio di coppie di nitticore e garzette, ma già due anni dopo il numero era salito a 300. Tuttavia nel 1975 la colonia si ridusse, con buone probabilità per via di interventi esterni, fino a che nel 1978 venne abbandonata una volta per tutte.

Trovandosi su un terreno che può essere definito di tipo barragivo, la Garzaia di Villarboit può contare su una flora diversa dal resto del territorio. In particolare, si denota la scarsa presenza di piante e fiori: tra i pochi esemplari presenti se ne contano alcuni di cerro (quercus cerris), rosa gallica, cerretta (serratula tinctoria) ed erba lucciola multiflora (luzulla multiflora), qualcuno di molinia (molinia arundinacea) e brugo (calluna vulgaris). Al contrario, è riscontrabile una maggiore presenza sia di essenze erbacee quali ad esempio il narciso (narcissus poeticus), l’epimedio (epimedium alpinum), l’euforbia bitorzoluta (euphorbia dulcis) e la felce dilatata (drypteris dilatata), sia piante come il carpino (carpinus betulus).

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